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focus | Gio 12 Lug 2018

Il contratto di rete: la nuova dimensione delle imprese

2 luglio 2018 - L’influenza sul diritto del lavoro delle frequenti modificazioni dell’organizzazione del lavoro e dei modi di produzione con l’emersione di nuovi modelli e le continue prove di resistenza a cui le regole e gli istituti giuridici lavoristici sono sottoposti mettono a dura prova le categorie giuridiche tradizionali. I cambiamenti dell’impresa e le trasformazioni del lavoro sottolineano la forma del cambiamento determinato dalle innovazioni tecnologiche e dalla globalizzazione, con l’effetto che non si può analizzare le trasformazioni del lavoro prescindendo dai mutamenti dell’impresa, che sta abbandonando la tradizionale strutturazione di tipo verticale e che sta optando per un modello di tipo orizzontale.
 
La valutazione sulle conseguenze delle trasformazioni organizzative sui rapporti di lavoro, preferendo le vicende dei rapporti individuali, si è differenziata a seconda delle modalità attraverso le quali si è manifestata la frammentazione dell’impresa. Da una parte, è opportuno analizzare le forme di decentramento realizzate attraverso strumenti contrattuali (ad esempio gli appalti); dall’altro il fenomeno delle imprese organizzate in rete.
 
Il contratto di rete è un nuovo strumento giuridico, introdotto con l’art. 3, co. 4 ter, d.l. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con L. 9 aprile 2009, n. 33. Nel nostro ordinamento, la regolazione de qua ha provato a raggiungere il punto di equilibrio tra l’offerta di strumenti giuridici flessibili richiesti dalle imprese e la salvaguardia delle ragioni creditorie dei lavoratori tramite la responsabilità solidale.

Il contratto di rete e la libertà negoziale, per essere utilizzati, devono rispettare determinati limiti individuabili nelle finalità e nelle caratteristiche di altre figure giuridiche, come quelle che permettono di utilizzare personale appartenente a realtà imprenditoriali esterne alla utilizzatrice, prima tra queste l’appalto. Il programma di rete costituisce il c.d. oggetto del contratto, atteso che rappresenta la modalità di realizzazione della rete fra le parti per il raggiungimento dell’obiettivo pattuito, deve contenere l’indicazione delle attività che dovranno essere svolte in rete, cui ragguagliare i diritti e gli obblighi negoziali dei contraenti.

La disciplina del contratto di rete è stata regolamentata dapprima con il d.l. n. 5/2009, successivamente convertito nella l. n. 33/2009, passando attraverso le varie modifiche una significativa rivisitazione ad opera della L. n. 122/2010, successivamente è stata nuovamente modificata dal d.l. n. 83/2012, c.d. “Decreto sviluppo” (art. 45), in particolare dalla relativa legge di conversione l. n. 134/2012, ed infine dal d.l. n. 179/2012 c.d. “Decreto sviluppo bis”, convertito con modifiche dalla l. n. 221/2012, infine con l’inserimento della c.d. codatorialità, con la l. n. 99/2013, la regolazione delle reti di impresa ha assunto profili di comprensibilità sempre più complessi. Ai sensi del vigente comma 4-ter dell’art. 3 del D.l. n. 5/2009, l’analisi del quadro normativo complessivo evidenzia che sono regolamentati gli aspetti riguardanti la gestione amministrativa, fiscale e finanziaria del contratto di rete e segnala l’assenza di regole civilistiche, salvo per gli artt. 2614 e 2615 c.c..

In virtù di queste modifiche, un’altra riflessione sulla figura del datore di lavoro e sui suoi confini sembra indotta dalla disciplina sulla gestione del personale operante all’interno delle reti di imprese. Questo nuovo modello riguarda una forma di aggregazione tra imprese, che normalmente è di tipo orizzontale, con legami di diversa intensità, che consente la peculiare figura del distacco infrarete e la possibilità di accedere alle ipotesi di codatorialità e di assunzione congiunta del personale. Tali modifiche derivano dalla volontà di favorire la mobilità del personale all’interno del nuovo modello di impresa-rete, con l’obiettivo di migliorare competitività, efficienza e produttività delle imprese. La regolamentazione della fattispecie è stata rinviata al contratto di rete, mentre la nozione di codatorialtà, che non è regolamentata in maniera specifica, si può provare ad osservare ed a testare con riferimento alle modalità di impiego del personale all’interno del gruppo, che è un’altra forma di aggregazione delle imprese. Tale nozione di codatorialità, assegnata alla volontà delle imprese retiste in sede di redazione del contratto, atteso che è consentita la codatorialità dei dipendenti secondo le regole di ingaggio stabilite nello stesso contratto di rete, denota la possibilità di una titolarità congiunta del rapporto tra due, o più, differenti imprese retiste rispetto allo stesso lavoratore dipendente assunto da una di queste. In definitiva la rete di imprese potrebbe essere vista come un nuovo prototipo di associazionismo imprenditoriale su base contrattuale, che consente alle singole imprese aderenti, di collaborare, restando persone giuridiche autonome, e di mettere in comune informazioni e risorse per aumentare la loro competitività sul mercato.
 
A cura di Dario Calderara
Dottorando di diritto del Lavoro
Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

Fonte: QuiFinanza
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