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Aprire una partita Iva: come fare e quanto costa  

11 settembre 2018 – L’apertura della partita Iva è fondamentale per i lavoratori indipendenti e chi voglia aprire una propria attività. Ecco come richiederla e quali sono i costi previsti.

Un professionista di qualsiasi tipo, che decida di lavorare in proprio, dovrà registrare regolare fattura, così come chiunque voglia avviare un’attività commerciale. Si avrà la necessità di una partita Iva, per motivi fiscali e contabili. Non è sempre facile capire quale sia il procedimento da seguire e quali costi aspettarsi.

La partita Iva è di fatto un insieme di numeri, atti a identificare una società o una persona fisica. Undici numeri nello specifico, con i primi sette designati per collegare la partita Iva al contribuente titolare, altri tre invece non sono altro che il codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate. L’ultimo infine ha una funzione di controllo. Una sequenza che identifica il titolare, come detto, e al tempo stesso la sua posizione fiscale.
Per poter aprire una partita Iva è necessario presentare una regolare richiesta presso l’Agenzia delle Entrate, che provvederà al rilascio del codice. Si dovrà compilare e consegnare agli uffici preposti il modello AA9/12, qualora l’intestatario sia una persona fisica. Il modello AA7/10 è invece dedicato alle società e altri soggetti.

Questi modelli rappresentano una dichiarazione di inizio attività, che dovrà necessariamente essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della professione autonoma. I documenti sono facilmente scaricabili attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Sarà inoltre necessario aggiungere in allegato il proprio documento d’identità, in corso di validità, inviando il tutto agli uffici preposti attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o per via telematica, sfruttando il programma scaricabile attraverso il sito dell’Agenzia. A seconda del proprio lavoro, sarà inoltre previsto un preciso codice ATECO da segnalare e, qualora l’attività dovesse mutare col passare del tempo, una nuova comunicazione dovrà essere effettuata.

Il governo richiede inoltre la registrazione della propria posizione presso l’Inps, per il pagamento dei contributi, così come presso l’Inail, per l’obbligatoria assicurazione. Aprire una partita Iva è del tutto gratuito ma sarà necessario scegliere il regime fiscale ritenuto più adatto. Allo stato attuale sono previsti due regimi, forfettario e a contabilità ordinaria.

Per aderire al regime forfettario occorre rispettare i seguenti requisiti:
  • Non superare il tetto ricavi imposto dalla Legge di Stabilità 2016, in base al proprio ATECO
  • Non superare quota 20mila euro lordi in costi d’ammortamento per beni strumentali
  • Non superare quota 5mila euro lordi per spese relative a collaboratori
Non saranno accettate le richieste provenienti da soggetti con regimi speciali Iva, residenti all’estero (non producendo almeno il 75% dei ricavi in Italia), o che effettuato attività di compravendita di veicoli nuovi, fabbricati o terreni edificabili.
Se si dovesse rientrare nei giusti parametri per il regime forfettario, l’aliquota sostitutiva Irpef e Iva sarà al 5% per i primi 5 anni, al 15% a partire dal sesto. Per quanto riguarda i professionisti senza cassa, dunque iscritti alla gestione separata Inps, l’aliquota è del 27.72%.
Ecco i costi previsti per una partita Iva a regime ordinario:
  • Costi Irpef
  • Costi Irap
  • Costi per la Camera di Commercio – Diritto camerale
  • Costi Iva: imposta sul valore aggiunto
Aprire una partita Iva nel 2019 potrebbe risultare però in parte diverso, grazie alla Comunicazione Unica del Registro delle Imprese. Il tutto si svolgerà per via telematica, con ComUnica Impresa, ovvero un programma scaricabile gratuitamente, che guiderà l’utente attraverso il processo, passo dopo passo.

Un procedimento che offre l’apertura della partita Iva, così come eventuali modifiche successive o cancellazioni. Per farlo sarà però necessario un indirizzo di posta elettronica certificato PEC, dove verrà inviata la ricevuta, valida per l’avvio dell’impresa.

Saranno necessarie due cose in particolare per tale procedimento, a partire dal 2019. La prima è la firma digitale, per la quale ci si dovrà recare presso la Camera di commercio, presentando codice fiscale, indirizzo mail valido e documento di riconoscimento in corso di validità.

La seconda è rappresentata dalle credenziali Telemaco. Per queste si dovrà fare richiesta presso gli Ordini professionali e le associazioni di categoria. In alternativa è possibile registrarsi sul sito del registro imprese, sfruttando carta di credito o altri sistemi bancari, utili per il versamento dei diritti e imposte.

Fonte: QuiFinanza

 
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