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Naspi: in caso di dimissioni non si ha diritto all’indennità di disoccupazione

4 settembre 2018 - Presentare le dimissioni dal lavoro comporta nella maggior parte dei casi la perdita dell’indennità di disoccupazione.
 
Chi sceglie questa strada quindi deve sapere che molto probabilmente non potrà fruire della Naspi. La ragione è piuttosto semplice. Dare le dimissioni dalla propria posizione di lavoro implica una volontarietà, cosa che non sussiste –  teoricamente – con la disoccupazione che, invece, è uno stato non volontario.
 
La Naspi è l’indennità di disoccupazione, che può anche essere chiesta in forma anticipata, concessa ai lavoratori dipendenti che perdono il loro status e che rispondono a determinati requisiti. Come quello di avere almeno 13 settimane di contributi come lavoratore dipendente negli ultimi 4 anni e 30 giorni di lavoro effettivo in un anno.

Per rientrare tra coloro che hanno diritto a percepire la disoccupazione devono sussistere alcuni parametri. Intanto il lavoratore deve aver perso il posto di lavoro in maniera involontaria. Attenzione è bene sapere che si ha diritto a ricevere la Naspi anche in caso di licenziamento per giusta causa.

A livello tecnico va presentata una dichiarazione, inviata in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro. In questa comunicazione va specificata la propria disponibilità a svolgere immediatamente attività lavorativa e a prendere parte a misure di politica attiva del lavoro stabilite insieme al centro per l’impiego.

Ma in quali casi si perde un impiego in maniera involontaria? Oltre al già citato licenziamento per giusta causa ne esistono altri. Naturalmente quando il lavoratore viene licenziato, quando rassegna le dimissioni per giusta causa, in caso di risoluzione consensuale all’interno della procedura di conciliazione obbligatoria post licenziamento, oppure in caso di risoluzione consensuale a seguito del rifiuto al trasferimento. In questa ultima ipotesi la sede deve distare oltre 50 chilometri dalla residenza, o deve essere raggiungibile impiegando un tempo che varia dagli ottanta minuti in su.

Infine si parla di perdita dell’impiego involontaria in caso di dimissioni durante il periodo tutelato per maternità. Queste sono infatti equiparate a quelle per giusta causa e valgono durante la gravidanza oppure durante il primo anno di vita del bambino.

La dimissione per giusta causa vale in diversi casi. Ad esempio quando non viene pagato lo stipendio, in caso di molestie sessuali sul luogo di lavoro o di modificazioni peggiorative delle mansioni. Non vanno dimenticati i casi di mobbing, modifica dei compiti del lavoratore a seguito della cessione dell’azienda, spostamento da una sede all’altra senza che vi siano ragioni, comportamento ingiurioso e pretesa di prestazioni contrarie alla legge. Infine va ricordato che se il lavoratore vuole dare le dimissioni ma non le presenta, ha diritto alla Naspi. Infatti a quel punto il datore di lavoro è costretto a procedere con le dimissioni per giusta causa.

Fonte: QuiFinanza

 
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