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focus | Gio 22 Nov 2018

La Francia si ribella, ma in Italia la benzina è più cara

20 novembre 2018 – La Francia è paralizzata dai ‘gillet gialli’, promotori e protagonisti di una protesta vibrante contro l’aumento del costo dei carburanti e che ha scatenato migliaia di lavoratori in tutto il paese. Non solo gli autotrasportatori, ma anche e soprattutto lavoratori di tutti i tipi delle zone più rurali che debbono utilizzare necessariamente l’automobile per raggiungere il posto di lavoro. Una protesta scevra di colori politici e sindacali, che sta mettendo comunque in difficoltà il governo Macron.

Storicamente, è risaputo, i francesi vanno in piazza a tutela delle proprie necessità. Molto meno noi italiani, sebbene nel Belpaese paghiamo parecchio di più i carburanti nonostante la sensibile discesa del rpezzo del petrolio al barile registrata nelle ultime settimane. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Globalpetrolprices.com, secondo cui gli italiani pagano in media la benzina l’11,4% in più rispetto ai francesi che invece possono risparmiare oltre 9 euro (9,4) a ogni pieno, mentre sul diesel lo scarto è della metà, pari a 5,36% e 4,4 euro al litro di minori costi sempre a favore dei cugini d’Oltralpe.

Le proteste sono arrivate dopo che il governo di Parigi ha annunciato l’aumento delle tasse sul gasolio per 6,5 centesimi al litro e quelle della benzina per 2,9 centesimi a partire dal primo gennaio prossimo. “Ma anche con questi rincari – spiega Uecoop – i carburanti francesi saranno, seppur di pochi centesimi, più convenienti di quelli italiani che rimangono ancora purtroppo quelli in media più cari al mondo con la benzina a 1,65 euro al litro e il diesel a 1,56 euro al litro, pur con differenze fra nord e sud, fra pompe private e quelle dei grandi marchi dell’energia”.
Un salasso quotidiano per famiglie e imprese in un Paese dove circolano oltre 41,6 milioni di veicoli fra camion, furgoni, auto e bus, secondo un’elaborazione Uecoop su dati Unrae.

Secondo l’Unione Europea delle Cooperative, “a subire gli effetti del caro benzina sono tutti i comparti dove operano anche le 80mila cooperative presenti in Italia: dai trasporti alla meccanica, dalla farmacia all’elettronica, dagli alimentari ai servizi di assistenza agli anziani e ai disabili con i trasporti e i servizi a domicilio”. “L’aumento della spesa energetica ha un doppio effetto negativo perché -spiega Uecoop- riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese”. “L’alto livello dei prezzi dei carburanti rispetto alla grande maggioranza degli altri Paesi europei è sempre stato uno degli elementi di svantaggio competitivo per l’economia dell’Italia dove l’88% delle merci viaggia su gomma”, scandisce infine l’associazione.

In collaborazione con Adnkronos
 
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