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Sostenibilità | Ven 13 Lug 2018

Energie rinnovabili, per l’Europa obiettivo 32% entro il 2030  

Un accordo storico per il comparto delle energie rinnovabile, una notte importante per il presente e il futuro dell’Unione Europea. Tra il 13 e il 14 giugno, infatti, Parlamento, Commissione e Consiglio europeo hanno trovato un accordo sulla percentuale di consumo di energie rinnovabili, trovando così un compromesso per aggiornare il quadro normativo europeo al 2030.

 

L’intesa ha dato il via libera al cosiddetto “pacchetto clima ed energia” 20-20-20 prossimo alla scadenza: entro il 2030, l’Unione Europea dovrà impegnarsi per rispettare un obiettivo di consumo pari al 32%, migliorando il dato previsto per il 2020 di ben 12 punti percentuali. Tale traguardo sarà vincolante per gli stati membri, che però potranno contare su una clausola di revisione al rialzo entro il 2023, in caso di ulteriore miglioramento dei dati di consumo.

 

Con la firma del 13 giugno, l’Unione Europea ha di fatto approvato due proposte legislative sulle otto che facevano parte del pacchetto “Energia pulita per tutti”, già adottato dalla Commissione il 30 novembre 2016 la prima iniziativa è già partita lo scorso 14 maggio con l’entrata in vigore della direttiva sul rendimento energetico nel mondo dell’edilizia.

L’Unione Europea ha fortemente voluto questo accordo, mantenendo fede ad una priorità politica espressa già quattro anni orsono dal Presidente della Commissione Europea Juncker, che ha chiesto agli stati membri di elevare gli standard di consumo di energie rinnovabili. L’accordo, come si legge nel comunicato della Commissione, «consentirà all’Europa di mantenere il suo ruolo di guida nella lotta contro il cambiamento climatico […] verso un’economia moderna e pulita, tenendo conto delle differenze nel mix energetico e nelle strutture economiche di tutta l’Unione Europea».

Scendendo nel dettaglio, i trasporti devono raggiungere una percentuale di utilizzo di carburanti rinnovabili pari al 14% e del 3,5% per i biofuel avanzati ottenuti dai residui; accanto a questa iniziativa, sono stati introdotti criteri di sostenibilità che riguardano l’impiego delle biomasse forestali.

L’obiettivo complessivo del 32% potrà però essere modificata tra 5 anni nel caso in cui gli Stati membri riconoscano la scarsa efficacia delle misure già considerate, come accaduto nel 2014. Se però, l’Unione Europea per la prima volta richiede ai cittadini di essere protagonisti nell’adozione di energie rinnovabili valutandone anche i vantaggi, dall’altra le associazioni ambientaliste, come Greenpeace, criticano una percentuale troppo bassa che, stando alle parole del consulente Sebastian Mang, permetterebbero alle grandi compagnie energetiche di continuare ad usare combustibili fossili o tecnologie che non contribuiscono a migliorare il quadro ambientale.

Fonte: QuiFinanza

 

Sostenibilità | Ven 13 Lug 2018