Imprese e consulenti, un futuro chiamato “coaching”

Claudio Belotti, riempie il centro Paolo VI° su invito di SAEF

Claudio Belotti, riempie il centro Paolo VI° su invito di SAEF

Oltre 200 fra consulenti del lavoro e addetti… al lavoro, hanno assistito lo scorso 24 ottobre all’evento “Come affrontare il mondo che cambia” che ha visto la regia organizzativa di SAEF in collaborazione con gli ordini provinciali dei consulenti del lavoro di Brescia e Bergamo, l’ANCL e l’associazione giovani consulenti delle due province. Ospite d’onore il Coach Claudio Belotti, fra i più noti a livello internazionale, che ha tenuto per 4 ore l’attenzione della platea in una delle sale convegni del centro Paolo VI° a Brescia. 

“Il compito di un coach – ha spiegato Belotti in un’intervista per questo magazine a margine dell’evento -; si sintetizza nell’aiutare a tirare fuori il meglio dalle persone come un allenatore fa con un atleta. L’atleta ha dentro un potenziale fenomenale, ma è l’allenatore colui che gli permette di metterlo a frutto appieno”. 

Il tema del coaching, che rappresenta un modello di docenza apprezzato a molti livelli, come conferma anche il tutto esaurito nell’iniziativa promossa da SAEF, fonda radici negli Stati Uniti ma è stata presto esportata anche in altri contesti, come l’Italia: “Anche da noi – prosegue Belotti -; questa pratica ha successo, anche se paradossalmente l’imprenditore che ne avrebbe bisogno spesso non la ricerca. Anche perché il coach è un esperto della componente umanistica, non è un consulente tecnico”. 

Il coaching, infatti, si basa su una formula scientifica: potenziale – interferenze = performance. La “p” più importante è quella del potenziale “ognuno di noi lo ha dentro, chi più chi meno” mentre il lavoro del coach è quello di fare leva sia sul potenziale, aiutando a farlo emergere, che sulle interferenze, aiutando ad affievolirle. 

Un percorso non facile, perché lavora su molte variabili personali: “l’interferenza può essere la crisi, la paura, qualche problema nella vita personale, lo stato d’animo, lo stato di salute – spiega Belotti – ma il coaching permette di affievolire questi aspetti per sfruttare al meglio le risorse che si hanno”. 

Quattro i pilastri sui quali si basa l’attività di coaching: la competenza (ovvero le abilità personali), le abilità relazionali (“è giusto emozionarsi, ma non agire in conseguenza all’emozione”), le abilità strategiche (sapere sempre cosa fare in campo professionale) e le abilità di tipo sistemico (la capacità di lavorare per il bene di tutti). Facendo leva su queste abilità il risultato, sebbene non immediato, è praticamente sicuro: “la logica del coaching – prosegue -; è una logica che paga alla lunga, magari non nell’immediato, ma sicuramente in visione lungimirante”. 

Particolarmente importante, dunque, nei periodi di sostanziale stagnazione come quello attuale: “Molti pensano che la crisi – incide Belotti -; abbia portato le persone a spendere meno. Non è vero: le persone hanno semplicemente aumentato la loro richiesta di qualità. Desiderano, cioè, avere più qualità di prima con gli stessi soldi”.

Facile come…. “bere un caffè...  A volte si entra in un bar e nemmeno si viene salutati. Eppure il caffè costa un euro lì come in un bar dove il cameriere fa un sorriso e un saluto cordiale! Prima della crisi, si bevevano 2 caffè, oggi la gente sceglie quello dove riceve, per altro senza pagare alcun che di più, anche un sorriso”. 

Con il suo intervento, guidato e condotto con passione e grande padronanza di linguaggio, Belotti ha affascinato decine e decine di consulenti del lavoro. Fra loro anche quelli più giovani: “Ci troviamo sempre più spesso di fronte a problematiche pressanti e crescenti – ha confidato Matteo Bodei, Presidente dell’associazione giovani consulenti -; e siamo chiamati a dare qualche cosa in più. Questi approfondimenti servono ad individuare quel qualcosa”.

Proprio come un sorriso in attesa del caffè. 

Autore: Imprese e consulenti, un futuro chiamato coaching